Boarding for the Future
Il 7 ottobre 2026 Vetagro ha inaugurato ufficialmente il suo nuovo stabilimento produttivo di Easton, in Maryland. Prima del taglio del nastro, abbiamo scelto di partire da dove partiamo sempre: dalla scienza.
Il seminario del mattino, “Boarding for the Future: Vetagro’s Route toward Global Innovation”, ha riunito cinque esperti internazionali al Chesapeake Bay Beach Club per esaminare passato, presente e futuro delle produzioni animali. Le sessioni sono state moderate dal Prof. Lance Baumgard, insieme al Dr. Richard Paratte e alla Dr.ssa Benedetta Tugnoli di Vetagro.
Ecco i messaggi chiave di ogni intervento. #FromRootsToFuture
Dove abbiamo sbagliato
Dr. Andrea Rosati · Segretario Generale, EAAP – Federazione Europea di Zootecnia
Nessuno sa come sarà la zootecnia nel 2050. Sappiamo però come hanno sbagliato finora le nostre previsioni, e questa è una guida preziosa.
Nel 1968 The Population Bomb prevedeva carestie di massa. La scienza agraria, invece, ha moltiplicato le rese. Nel 2013 la carne coltivata veniva presentata come il futuro; oggi la sua quota di mercato è ancora trascurabile. Nel 2019 ci si aspettava che le proteine vegetali portassero alla “fine della carne”, mentre il consumo globale di carne ha continuato a crescere.
Nel frattempo, le rivoluzioni silenziose sono state sottovalutate. La selezione genomica è passata da una pubblicazione teorica nel 2001 alla pratica di routine nei bovini da latte in meno di dieci anni. E per produrre la stessa quantità di latte del 1944, il sistema lattiero-caseario statunitense del 2007 aveva bisogno solo del 21% delle vacche, del 23% degli alimenti, del 35% dell’acqua e del 10% della terra, con un’impronta di carbonio per kg di latte inferiore del 63%. Dalle previsioni mancavano anche gli shock: BSE, influenza aviaria, COVID-19 e peste suina africana hanno riscritto le regole.
La lezione è quella formulata dal futurologo Roy Amara: tendiamo a sovrastimare l’effetto di una tecnologia nel breve periodo e a sottostimarlo nel lungo periodo. La risposta è investire in scelte “no-regret”, sensate in qualsiasi futuro: genetica, biosicurezza, misurazioni affidabili, dati al servizio dell’allevatore, giovani e ricerca indipendente.
Il suo messaggio è stato chiaro: diffidare delle rivoluzioni annunciate, osservare quelle silenziose e prepararsi agli shock, non solo alle tendenze.
Alimentare la vacca da latte del futuro
Prof. Mike Van Amburgh · Professore di Scienze Animali, Cornell University
La vacca da latte di oggi è, di fatto, un animale nuovo. Le produzioni di latte e dei suoi componenti stanno crescendo nelle aziende commerciali a ritmi mai visti prima. Negli allevamenti più performanti dello Stato di New York, le vacche raggiungono picchi di circa 90–97 kg di latte al giorno, e la capacità genetica delle Frisone è stimata in circa 34.000 kg per lattazione.
Come ha detto il genetista Curt Van Tassell, “ogni vitello che nasce oggi è un nuovo genotipo”. Questo significa che i fabbisogni nutrizionali, in particolare di aminoacidi essenziali, cambiano più in fretta di quanto la ricerca riesca a misurarli. Le vacche che contano di più non si trovano nelle stalle universitarie né nella letteratura scientifica: sono nelle aziende commerciali, ed è lì che vanno studiate.
Quando i fabbisogni di aminoacidi vengono soddisfatti, l’efficienza energetica e quella dell’azoto migliorano insieme e i componenti del latte rispondono. Le Frisone possono produrre un latte ricco di grasso come quello delle Jersey. Metionina, lisina e istidina sono i principali aminoacidi limitanti e la lisina è la chiave per grasso e proteina del latte. Per sintetizzare più caseina entrano in gioco anche altri aminoacidi, come isoleucina, leucina, valina e arginina.
Le nostre vacche corrono più veloci dei nostri modelli e, come ha concluso Van Amburgh: “Non adagiamoci: abbiamo ancora molto da imparare.”
Promuovere la salute gestendo le quattro “M” dell’omeostasi
Prof. Brian Aldridge · Carle Illinois College of Medicine, University of Illinois Urbana-Champaign
La salute non è un interruttore acceso/spento tra sano e malato. Gli animali attraversano tre stati: salute, pre-malattia e malattia. Raramente passano direttamente dal primo all’ultimo.
Lo stato di pre-malattia è instabile, ma ancora reversibile. Per questo è la finestra migliore per intervenire. Una volta raggiunto lo stato di malattia, l’animale trova un suo equilibrio, ed è molto più difficile riportarlo indietro.
A far uscire gli animali dall’equilibrio è lo stress, o, come Aldridge ripete ai suoi studenti, “stress si scrive C-H-A-N-G-E”, cioè cambiamento. Lo stress raggiunge l’animale attraverso quattro canali, le quattro “M”: mucosale, mentale (neuroendocrino), microbico e metabolico. Sono distinti ma collegati: lo stress da caldo, per esempio, li colpisce tutti contemporaneamente. Stress ripetuti e di bassa intensità possono essere dannosi quanto un singolo evento grave, e le avversità nelle prime fasi di vita possono condizionare per sempre lo sviluppo del sistema immunitario.
La resilienza si può sostenere e misurare e il momento di agire è prima che la malattia diventi visibile.
Affrontare le sfide globali: l’approccio “One Health”
Dr. Francesc Molist · Direttore Ricerca e Sviluppo, Schothorst Feed Research, Paesi Bassi
Il contesto globale si fa più difficile. Nel Sud-Est asiatico e in India si prevede che il consumo di proteine animali cresca dell’80% nei prossimi 15 anni. Allo stesso tempo i prezzi delle materie prime sono più volatili, cibo, mangimi e biocarburanti competono per gli stessi cereali e la peste suina africana continua a mettere sotto pressione la suinicoltura europea.
Nell’ottica One Health, salute umana, animale e ambientale sono un unico sistema, con l’antimicrobico-resistenza al centro. L’uso di antibiotici negli allevamenti è già calato in modo netto e ridurlo ulteriormente non sarà facile. La prevenzione diventa la nuova frontiera e parte dall’intestino, il vero guardiano della salute.
I primi giorni di vita sono decisivi. Intestino, microbiota e sistema immunitario prendono forma presto: nei pulcini un rapido accesso all’alimento dopo la schiusa sostiene lo sviluppo intestinale, mentre nei suinetti la qualità si costruisce prima dello svezzamento, dalla dieta della scrofa al colostro fino al mangime creep. Dopo lo svezzamento, senza ossido di zinco, la gestione della dieta e il sostegno dell’acidità gastrica aiutano a proteggere salute intestinale e crescita. Conta anche la sicurezza degli alimenti: perfino livelli di micotossine inferiori ai valori guida UE possono danneggiare l’intestino.
Con meno antibiotici, la prevenzione parte dall’intestino e dai primissimi giorni di vita: chi ben comincia è a metà dell’opera.
La demografia è destino? Il futuro dell’agricoltura
Todd Thurman · Consulente internazionale in gestione suinicola, titolare di Swine Insights International
Per decenni l’agricoltura ha vissuto un’epoca di crescita straordinaria: più persone, più reddito, più commercio globale. Il settore ha risposto diventando eccezionalmente bravo a produrre di più. Dal 1950 la produzione di latte per vacca negli Stati Uniti è cresciuta di quasi cinque volte.
Quel modello ha funzionato perché era adatto al suo tempo. Tra il 1973 e il 2023 la crescita della popolazione ha spiegato circa due terzi dell’aumento della domanda alimentare globale. Oggi la popolazione mondiale cresce dello 0,87% l’anno, meno della metà rispetto agli anni Sessanta, e invecchia rapidamente. Nel 2050 un europeo su tre avrà più di 65 anni.
Quando la produttività continua a crescere ma la domanda rallenta, “di più” non basta più. La narrativa passa da più cibo per una popolazione in rapida crescita a cibo migliore per una popolazione che cambia. Qualità significa gusto, freschezza, sicurezza, valore nutrizionale e prezzo. Ma ripaga solo quando i clienti la premiano più di quanto costi garantirla.
Ciò che ci ha portato fin qui non ci porterà dove vogliamo arrivare: il futuro dell’agricoltura riguarderà meno il nutrire più persone e sempre più la capacità di creare valore per ogni persona che nutriamo.
From roots to future
Nel loro insieme, i cinque interventi hanno disegnato un quadro coerente. Il passato ci insegna come orientarci e affrontare la complessità del presente. L’animale sta cambiando più in fretta di quanto lo conosciamo. La salute si decide prima che la malattia compaia, a partire dall’intestino e dai primi giorni di vita. E in futuro sarà il valore, non il volume, a definire il successo.
Sono le stesse domande che guidano ogni giorno la nostra ricerca. In Vetagro siamo sempre partiti dalla fisiologia dell’animale: microincapsulare i principi attivi perché vengano rilasciati esattamente dove servono, sostenere l’intestino quando è più vulnerabile e dimostrare i risultati in campo, specie per specie. Il nostro nuovo stabilimento in Maryland è più di un sito produttivo. È l’impegno a continuare a lavorare su queste domande insieme a produttori, nutrizionisti, veterinari e partner in tutto il mondo.
Il futuro delle produzioni animali non si può prevedere, ma si può costruire, una scelta fondata alla volta. Con la nostra nuova casa negli Stati Uniti, Vetagro è pronta a imbarcarsi verso quel futuro… like no one else.

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